Il Museo accessibile
È orientamento della Regione Emilia
Romagna garantire la fruibilità delle offerte culturali
presenti sul territorio anche alle persone con disabilità,
per questo ogni struttura deve cercare di approntare le migliori
soluzioni, architettoniche, strutturali e di supporto, affinché ciò sia
reso possibile.
Il Museo di Piacenza si trova all’avanguardia
rispetto ad altre strutture che sono penalizzate per la presenza
di edifici vecchi e quindi scarsamente accessibili, infatti è stato
progettato con accessi adeguati a persone con disabilità motoria,
ascensore per il primo piano, dove sono collocati i laboratori,
anch’esso in grado di accogliere una carrozzina e bagni
adeguati all’utilizzo da parte di persone disabili.
Il percorso espositivo è stato studiato
privo di barriere e accessibile anche a chi porta handicap
di tipo motorio. Il Museo è inoltre dotato di un sevizio
di custode che apre a chiude la struttura, in grado di fornire
l’occorrente supporto logistico, ma il museo attraverso
il settore didattico, previa prenotazione telefonica, può ottemperare
a visite guidate specialistiche calibrate a seconda del tipo
di difficoltà presente. Affiancato a quanto sopra
detto nel museo sono state realizzate una serie di buone
prassi con la creazione di stazioni dotate di reperti originali
per la progettazione di un percorso tattile e ambientazioni
sonore e olfattive in grado di coinvolgere tutti i sensi
del visitatore.
La relazione progettuale tra il Museo
di Storia Naturale e l’Ufficio Formazione Lavoro
ha sviluppato particolare interesse nei confronti dell’accessibilità.
Per l’anno in corso si intende quindi realizzare una "pubblicazione" riferita
al Museo Civico di Palazzo Farnese e al Museo Civico di Storia Naturale
per presentare insieme all’offerta museale la presenza di percorsi
facilitati per portatori di handicap; segnalando percorsi tattili per
non vedenti, così come la disponibilità di cuffie auricolari
e/o la presenza di facilitatori di altro genere compresa l’assenza
di barriere architettoniche.
Lavorare in raccordo con la realtà territoriale
permette al gruppo dello stage di trovare uno spazio partecipativo
per vivere esperienze utili a documentare la propria presenza
all’interno della comunità.
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