I dati generali: le fasce altitudinali


A ciascuna entità presente nel Reggiano sono associate le fasce altitudinali in cui è presente, in accordo con la classificazione ideata da Fiori (1923-1929) e ripresa da Zangheri (1982), con i necessari adattatamenti alla situazione reggiana.

Nel caso di territori con forti differenze altitudinali questo schema, in apparenza grossolano, è in grado di rappresentare il comportamento distributivo delle piante in rapporto con le fasce climatiche (ecologiche) e si presta, se fondato su una sufficiente e ampia base di dati, a elaborazioni che descrivono in modo efficace e molto espressivo i caratteri della flora del territorio indagato.

I valori sono stati attribuiti con grande attenzione in modo da rappresentare la situazione così come conosciuta in base alla conoscenza diretta e alla bibliografia. In alcuni casi, tra parentesi, è indicata l'estensione altitudinale "presunta" cioè quella che in base alle indicazioni generali è con ogni probabilità quella reale nel Reggiano.

Il lavoro di adattamento ha anche confermato la bontà del metodo. Ad esempio, per le specie eurimediterranee, in diversi casi i dati generali indicavano una distribuzione estesa fino alla fascia montana; ciò in base a quanto avviene nell'Italia centrale e meridionale. Nel Reggiano, caratterizzato da condizioni climatiche più continentali, sono invece pochissime le eurimediterranee che si spingono così in alto, concentrandosi per massima parte nella fascia collinare o dei querceti.

Secondo i numerosi studi sull'argomento e in particolare la Carta della vegetazione reale d'Italia (Pedrotti, 1991), l'intero Reggiano rientra nella regione mediterranea; in base a questa classificazione, la fascia collinare corrisponde al "piano supramediterraneo", le fasce montana e culminale al "piano oromediterraneo".

In base a Ubaldi et Al. (1996), con riferimento alla copertura forestale potenziale e/o reale, nel territorio reggiano sono riconoscibili: la pianura (formazione di riferimento: il querco-carpineto, con varianti igrofile a Fraxinus oxycarpa e Ulmus minor) che a occidente del Secchia è la parte più continentale e fredda della pianura padana emiliano-romagnola; il paesaggio submediterraneo centro-emiliano (con la presenza dell'Ostryo-Aceretum, submontano e di climi freschi e del Knautio-Quercetum pubescentis, collinare e di climi più caldi), il paesaggio delle valli intra-appenniniche centro-emiliane (caratterizzato dal Dryopterido-Ostryetum e dalla razza centro-emiliana dell'Ostryo-Aceretum), il paesaggio montano centro-emiliano (Saniculo-Fagetum in basso e Gymnocarpio-Fagetum in alto).

Le fasce altitudinali qui adottate sono le seguenti:

Pianura; comprende tutti i territori della pianura padana; sono qui compresi, per analogia climatica e ecologica, la fascia delle paleoconoidi (quindi anche le località un tempo ben più ricche e diversificate come l'altopiano del Ghiardo o il Bosco di Rubiera) e i fondovalle del Secchia fino alla stretta di Cerrédolo e dell'Enza fino all'altezza di Cerézzola.
La superficie è di 1142 Kmq circa, corrispondenti a quasi la metà (49,8%) del territorio provinciale.
Si tratta della fascia più artificializzata, con notevole semplificazione ecologica ed elevata e crescente presenza di avventizie. L'area offre scarse soddisfazioni per il florista ed è poco esplorata. Sono a essa dedicati i lavori di AL10, CEF, MRC. Qui si è registrata una preoccupante scomparsa di specie (Alessandrini, 1996; Alessandrini e Manzini, in stampa).

Collina; comprende tutte le aree collinari fino ai castagneti, cioè all'incirca fino a 900 m, al limite degli insediamenti umani permanenti. Si spinge talora più in alto, come a Ligonchio, nel versante sud del Dolo sopra Civago e nel versante sud del Ventasso.
La superficie è di circa 936 Kmq, pari al 40,8%.
È la fascia in cui si concentra la maggior parte della diversità floristica di origine spontanea del Reggiano.
Alcuni lavori specifici consentono di avere un quadro abbastanza completo del patrimonio floristico presente. Tra le aree meglio studiate: i gessi messiniani (PAS) Rossena (B4), la Media Valle del Secchia (B3; AL9) e la media valle dell'Enza (AL11).
Di grande valore floristico anche la valle del Rio Rocca e l'area Ca' del Vento, Mataiano, Gessi Messiniani.

Montagna; caratterizzata dalle formazioni dominate dal faggio; il limite superiore giunge, almeno potenzialmente, a 1800 m.
L'estensione è di circa 194 Kmq, 8,5%.
Sono comprese le maggiori estensioni forestali del Reggiano. Numerose sono anche le praterie, di origine secondaria, e le zone umide.

Culmine; sono state riunite due fasce altitudinali che in Fiori, cit., sono individuate come "subalpina o degli arbusti contorti" e "alpina o scoperta", ma che nel Reggiano sono compenetrate a tal punto da risultare non distinguibili.
È la fascia di minor estensione (circa 19 Kmq, 0,8%) ; è divisa in 3 frammenti ben riconoscibili: quello occidentale, tra il Lagastrello e il Cerreto (Alpe di Succiso, M. Acuto); il centrale, tra il Cerreto e il Pradarena (La Nuda, Belfiore, Cavalbianco); l'orientale, a est del Pradarena, dove sono riunite le vette di maggior altitudine (gruppi del Prado e del Cusna). Anche il Ventasso ne ospita lembi periferici e discontinui.
È caratterizzata dai vaccinieti e dalle altre formazioni ipsofile e boreali. Qui si concentrano i maggiori livelli di naturalità e rarità del Reggiano. Numerose le disgiunzioni di artico-alpine (non di rado al limite meridionale della distribuzione nell'area italica) e le endemiche appenniniche. Esplorata con accuratezza fin dal secolo scorso, le conoscenze sulla sua flora sono molto ricche e aggiornate. Tra i numerosi contributi a essa dedicati sono da ricordare almeno quelli di Ferrarini (da FER1 a FER7), TMAG, TG1, AL3 e AL8, RG1, RG2 e Alessandrini (1994). Sintesi aggiornate sono in FERA, Tomaselli (1991 e 1994), Tomaselli e Agostini (1994), Tomaselli e Rossi (1994), Tomaselli et Al., 1996. Sugli habitat umidi: GET1 e GET2.