Storia ideale di questa flora

La costruzione della flora è stata impostata in fasi diverse. Il primo abbozzo (nel 1982) era una semplice lista di origine bibliografica nella quale ciascuna entità era schedata secondo la nomenclatura usata nelle diverse segnalazioni; a ciascuna entità furono associate le localizzazioni bibliografiche delle segnalazioni stesse. Al termine di questa fase non era possibile capire, se non a prezzo di ulteriori approfondimenti, se una data entità fosse o meno conosciuta per il Reggiano.
Nella seconda fase è stata uniformata la nomenclatura, sulla base generale della Flora d'Italia di Pignatti (1982), con le eccezioni delle Pteridophyta (Ferrarini et Al., 1986), di Salix (Martini e Paiero, 1988), delle Orchidaceae, (Baumann e Künkele, 1988), di Crocus, (Mathew, 1982) e altre minori. Al termine di questa fase è stato possibile sapere con buona approssimazione quante e quali erano le piante segnalate e accertate per il Reggiano.
Con la terza fase sono state trascritte le località in cui l'entità era segnalata, cercando di escludere le località dubbie o al di fuori dell'ambito territoriale indagato. È qui terminata la parte compilativa del lavoro.
Sono poi state aggiunte le notizie generali sulle entità, le note critiche, le segnalazioni inedite. Come è ovvio, i passaggi elencati e descritti sono stati più ideali che reali. Infatti nella concreta realizzazione del progetto si è tenuto conto più dell'omogeneità del risultato che della razionalità del lavoro. Sono stati imboccati non pochi vicoli ciechi e quindi molto lavoro che in alcuni momenti sembrava promettente si è rivelato superfluo; si è affacciata alla mente non di rado - e insinuante - la metafora omerica della tela di Penelope ...
Il lavoro non vuole essere conclusivo, né avrebbe potuto esserlo. Per la natura stessa dell'argomento, lo studio della diversità floristica di un territorio non ha mai termine; le cause sono diverse: le continue modificazioni dell'ambiente, i limiti di tempo e di forze, la risistemazione dei gruppi critici.
Né sono da sottovalutare i limiti soggettivi degli autori, delle loro conoscenze scientifiche, delle possibilità di accesso ai lavori tassonomici più aggiornati e, perché no, le inevitabili e umane simpatie (o antipatie) per specie, gruppi, generi, famiglie.
L'esclusione di entità segnalate è stata la parte più delicata del lavoro. Si è cercato di seguire un criterio generale di grande cautela; il vaglio è stato severo e non sempre indolore; sono state ammesse solo le entità presenti perché accertate o verosimili; sono state escluse o considerate dubbie anche entità segnalate dai Classici oppure da Autori recenti, comprese alcune già segnalate dagli autori di questa flora. Al termine di un non facile esame critico è diminuito in modo sensibile il numero delle specie ammesse nel Reggiano.
Le entità escluse, a ogni buon conto, compaiono nella trattazione; le relative segnalazioni potranno essere altrimenti interpretate in futuro; la loro presenza può essere ammessa nel caso auspicabile di conferme o di nuovi rinvenimenti.
Il livello con cui sono trattati i diversi gruppi non è omogeneo; alcune famiglie, come le Orchidee e le altre entità protette, sono conosciute al punto che già oggi è possibile costruire carte aggiornate e puntuali della distribuzione. In altri casi, non troppo numerosi, ci si è limitati invece alla trascrizione delle citazioni conosciute senza integrare le informazioni né poter esprimere un giudizio circostanziato e originale.
Restano da approfondire alcuni temi non facili: la flora urbica, le avventizie; l'esplorazione della pianura è stata piuttosto episodica e lacunosa.
Errori, imprecisioni e omissioni sono di certo presenti; al lettore - paziente e benevolo per natura e tradizione - il compito di trovarli e comunicarli.