Lancan folhon bosc e jarric,
E.lh flors pareis e.lh verdura
E pels vergers e pels pratz,
E.lh auzel, c'han estat enic
Son gai desotz los folhatz,
Autresi.m chant e m'esbaudei
E reflorisc e reverdei
E folh segon ma natura (1)
Bernart de Ventadorn
Si parla di flora vascolare: le Pteridophyta (cioè le Felci, i Licopodi e gli Equiseti) e le Spermatophyta o piante con semi (le Conifere e le piante che producono frutti). Il lavoro trova la sua ragione e sostanza nell'elenco sistematico e topografico di tutte le entità vegetali conosciute nel Reggiano; sono trattate le piante native, quelle avventizie e le coltivate che vivono e si diffondono allo stato spontaneo. Non è un manuale di riconoscimento.
A quasi un secolo dalla comparsa della prima flora della Provincia di Reggio Emilia presentiamo il quadro delle conoscenze, per fissare un punto d'arrivo e proseguire nell'opera con una base più solida.
La Flora italica di Pietro Zangheri e la Flora d'Italia di Sandro Pignatti hanno facilitato il compito. Una frase nell'introduzione della stessa Flora d'Italia può dirsi l'inizio dell'opera: "pensiamo inoltre che [le indicazioni sulla distribuzione] costituiscano un aspetto quasi provocatorio per chi userà la Flora e potranno servire di stimolo a approfondire la conoscenza floristica [...]"
L'obiettivo principale per cui il lavoro prese l'avvio era quello di rispondere a domande semplici e classiche: "Quante e quali sono le specie vegetali conosciute per il Reggiano?", "Come sono distribuite?" ...
Ma la compilazione di una flora oggi, oltre all'aspetto conoscitivo, assume dimensioni e valori del tutto nuovi; è un censimento del patrimonio di diversità biologica; permette di valutare le perdite causate dalla alterazione e la scomparsa degli habitat; quante e quali sono le specie estranee che costituiscono il cosiddetto "inquinamento floristico"; quali possono essere le azioni per mitigare l'impatto delle azioni dell'uomo.
E vogliamo sottolineare un fatto: il nostro lavoro non viene pubblicato da un editore privato, né a spese degli autori, né da una rivista specializzata; nasce grazie all'interessamento concreto di due Amministrazioni pubbliche: la Provincia di Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna, entrambe responsabili della conservazione del patrimonio naturale e garanti dell'esercizio di quel "diritto alla biodiversità" per il quale troppo poco si fa.
Questa flora può essere base per la creazione di sistemi informativi dedicati alla conservazione del patrimonio naturale; può essere trasformato in una banca di dati dalla quale trarre sintesi per individuare: la diversità vegetazionale e ambientale del territorio reggiano; le specie più rare, vulnerabili e minacciate; le aree più qualificate da sottoporre a forme di tutela (monitoraggio, istituzione di aree protette).
L'importanza cruciale degli inventari per la conservazione della biodiversità è peraltro sottolineata da tutti i documenti e le convenzioni internazionali che trattano l'argomento; dalla Convenzione sulla diversità biologica all'Agenda 21 (Stork e Samways, 1995).