Il percorso espositivo
Il Museo Civico di Storia Naturale di Piacenza è collocato
nella vecchia fabbrica del ghiaccio dell’ex macello di
Piacenza. Tutte le costruzioni che fanno parte del complesso “Urban
Center” erano un tempo il vecchio macello di Piacenza.
Il restauro conservativo ha preservato parte dei macchinari
e dei quadri elettrici del tempo che ancora si possono osservare
nelle sale espositive e nel grande corridoio d’entrata.
All’interno delle sale sono osservabili anche i binari
per il trasporto delle mezzane di carne dai luoghi del macello
alla ghiacciaia per la conservazione.
Prima di accedere alle sale principali il visitatore è invitato
a osservare una sintetica rappresentazione della natura cittadina
che focalizza l’attenzione sulla particolare ecologia
di questo ambiente e su alcune delle specie più caratteristiche
quale ad esempio il rondone.
La pianura
Alla sala della pianura si accede percorrendo
un breve corridoio sulla cui parete è posto un pannello che illustra
la genesi della pianura, sotto l’aspetto geologico
e della vegetazione. La sala della pianura è stata
suddivisa in due settori principali (fascia golenale e territori
extragolenali) utilizzando una realizzazione stilizzata dell’argine
maestro del fiume Po come elemento separatore tra i due ambiti.
Nella fascia golenale sono stati individuate le principali
tipologie ambientali: sabbioni e isole fluviali, boschi idrofili,
ripari, lanche e canneti. Le isole fluviali sono state rappresentate
con un diorama aperto che riporta, oltre all’ambiente,
le principali specie che lo frequentano: dall’albanella
minore alle rondini di mare.
Il settore extragolenale è rappresentato nel suo insieme
con una gigantografia che ne riporta le principali tipologie
ambientali, quali le siepi, i coltivi, le risorgive e le conoidi
alluvionali.
L’argine è stato utilizzato come supporto espositivo
per trattare alcuni aspetti naturalistici tipici di questo
ambito della pianura e vi troviamo, ad esempio, le sagome di
una grossa talpa e del saltimpalo, piccolo uccellino frequente
in pianura, che si concentra nelle zone a vegetazione erbacea
spontanea come appunto l’argine.
La collina
Nella sala della collina sono ricostruite
le tre principali tipologie forestali che ne caratterizzano
il paesaggio: querceto,
castagneto e pineta. Il querceto è un bosco naturale,
mentre il castagneto e la pineta sono di origine antropica.
La pineta ha origini recenti ed è stata introdotta
principalmente per aumentare la stabilità dei versanti.
L’introduzione del castagno ha origini più antiche,
risalenti all’epoca romana, è stato ampiamente
coltivato per la produzione di castagne e legname. Attualmente
i castagneti da frutto sono in gran parte abbandonati, ma
costituiscono ancora importanti formazioni forestali mature.
In questa sala troviamo vari punti di approfondimento, in
particolare sui fossili e la zona dei calanchi di Castell’Arquato
e Lugagnano, sul Quaternario e i ritrovamenti di grossi ungulati
un tempo presenti in Pianura Padana, sugli affioramenti ofiolitici
della Pietra Parcellara e quelli arenacei di Rocca d’Olgisio,
e infine sul bacino idrografico del fiume Trebbia. Gli animali
sono stati esposti in questa sala come si potrebbero incontrare
in un ipotetico bosco naturale, non sempre sono in evidenza
e il visitatore è stimolato a osservare bene l’ambiente
per trovarli.
La montagna
La sala della montagna è suddivisa in due settori principali,
uno dedicato alle testimonianze dell’ultima glaciazione
che ha interessato il nostro Appennino e l’altro dedicato
alle tipologie ambientali montane, quali i ruscelli, i pascoli
sommatali e la faggeta. Nel primo settore troviamo la descrizione
delle torbiere e dei laghetti di origine glaciale, della particolare
flora e fauna del Monte Nero, oltre a una rappresentazione
dei principali mutamenti vegetazionali avvenuti dall’ultima
glaciazione a oggi. Interessanti sono i modelli a grandezza
naturale dei tritoni che permettono di osservare da vicino
questi particolari anfibi.
Nel secondo settore, parallelamente agli ambienti montani descritti,
troviamo alcune presenze faunistiche tipiche, come le salamandre,
il merlo acquaiolo, il codirossone oltre a bellissimi esemplari
della flora dei pascoli, ma l’attrattiva maggiore è riservata
ai due superpredatori attualmente presenti nella nostra provincia:
l’aquila reale e il lupo. Recentemente, inoltre, la sala
è stata arricchita con un esemplare di cervo adulto acquisito
dal Museo.
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