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Erano anche collegate
con lappartamento affrescato da un terrazzo oggi scomparso di cui
rimane traccia in un balcone di pietra. Esse disponevano di un passaggio
rapido tra ballatoio della scala e salotto grande, cioè di una passarella
(andarino) in legno, ora ripristinata, da un elemento funzionale sostitutivo.
Questi tre collegamenti ci attestano come nord-ovest tutto il palazzo
soddisfasse le necessità quotidiane della vita di corte.
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Le due salette ospitano alcune opere del Settecento
e del primo Ottocento e indicano il cambiamento del gusto e della
rappresentazione pittorica: Il Ritratto del Cardinale Francesco
Landi Pietra (eseguito dal marchigiano S.Ceccarini) il curioso
paravento a quattro ante con figure femminili rappresentante Quattro
segni zodiacali. La Santa Cecilia di Sebastiano Galeotti
che fu eseguita per i padri Teatini di San Vincenzo |
Mosè salvato dalle acque attribuito ad Onorio Marinari,
tema affrontato con serena e aggraziata disposizione di figure muliebri.
La
breve rassegna di questa sala è conclusa da una tela di Gaetano Gandolfi
(1734-1802) ultimo rappresentante dellimportante famiglia bolognese: Ulisse
si sottrae allincantesimo di Circe con laiuto di Mercurio datata
1766), unopera giovanile eseguita con grande sapienza per la resa
luministica e per la contrapposizione dei volti.
La prima tela della saletta successiva è invece una delle ultime opere
del Gandolfi (datata 1801); il tema è uno dei più drammatici in assoluto: Achille
trascina il corpo di Ettore attorno alle mura di Troia. La scena,
nonostante la crudezza dellepisodio, appare una interessante lezione
di neoclassicismo per la bilanciata composizione delle figure e del carro
con lo sfondo delle mura e per la finezza decorativa del carro e delle
armature.
Di Gaspare Landi appare subito lAutoritratto,
una replica di quello inviato al granduca di Toscana ora a Palazzo Pitti.
E delletà matura, del momento di maggior celebrità del Landi,
che si rappresenta senza lapparato professionale di cui si circonda
in altri casi, volendo qui rappresentare solo il suo volto e il suo sereno
sguardo.
Sulle pareti laterali sono esposti ritratti di nobili piacentini, alle
cui richieste il Landi si dedicava nei soggiorni in città. In quello
di Caterina Anguissola viene privilegiata lespressione delletà giovanile
e del bellaspetto con la massima semplicità; in quello del marchese Ranuzio
Anguissola da Grazzano con il figlio, lattenzione è concentrata
sullaccostamento di due figure eleganti e dagli sguardi vividi
e fissi, due generazioni con intrinseca affinità; a lato è il ritratto
di Bianca Stampa da Soncino, la moglie da Ranuzio, mentre suona alla
spinetta una canzone del piacentino G.Nicolini; in quello del conte Giacomo
Rota con il cane si ha un simile effetto di nobiltà di sentire e
di elevata condizione sociale. Il grande quadro Gesù fra i dottori è un
esempio di altissima qualità accademica, in cui il Landi esprime una
tecnica eccezionale; il quadro (commissionato dal marchese Bernardino
Mandelli, benefattore e mecenate) fu molto ammirato anche a seguito del
fatto che i due enormi dipinti per la chiesa di San Giovanni in Canale
di Piacenza rimasero esposti al Pantheon per quindici giorni nel 1808,
per essere ammirati come modelli di perfetta fattura.
Il ritratto del Cardinale Angelo Mai (1820) di Carlo Maria Viganoni, allievo
prediletto del Landi, che lo seguì a Roma. Il grande scopritore del codice latino
del De Oratore di Cicerone è qui ritratto in tutta la sua monumentalità:
la ricca veste, il tavolo di studio con il codice e una scultura antica, una
sala della Biblioteca Vaticana. Lultimo dipinto è il Gladiatore ferito di
Lorenzo Toncini, un piacentino che andò a studiare a Roma, ma pur ammirando il
grande Landi, non entrò nella sua bottega; volitivo e orgoglioso seguì un indirizzo
tutto suo, senza passare per laccademia neoclassica. |
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