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Nel progetto relativo al palazzo
piacentino, datato 1561 e approvato dai sovrani, il Vignola pensò di
ingrandire le quattro ali dell'edificio e aumentare così anche
la grandezza del cortile, abbandonando definitivamente l'idea di
costruire sulle preesistenti fondamenta. La fabbrica vignolesca,
affidata ai mastri murari Giovanni Bernardo Dallavalle, Giovanni
Laverzari e Bernardo Panizzari, detto il Caramosino, procedette alternando
periodi di intenso lavoro a ripetute sospensioni. L'impresa, finanziata
dalla Municipalità piacentina si concluse nel 1602. La parte
del palazzo effettivamente costruita corrisponde a poco meno della
metà dell'edificio ideato da Vignola e manca di molti degli
elementi decorativi previsti, come nel cortile dove semicolonne di
ordine gigante ionico e corinzio, disposte tra gli archi del loggiato,
avrebbero dovuto differenziare il piano terreno dal primo piano ponendosi,
così, in continuità con il sistema degli ordini architettonici
che avrebbe caratterizzato anche la torre d'ingresso, non realizzata,
creata sul modello degli archi di trionfo.
Per comprendere il significato complessivo dell'opera dell'architetto
appaiono molto importanti i progetti cinquecenteschi del palazzo, che
hanno trovato realizzazione solo in parte. L'opera si pone a conclusione
del percorso svolto dall'architettura del Rinascimento, in particolare
quella romana, cioè di quella tradizione culturale di cui Vignola
era profondo conoscitore e, ormai, maturo interprete. L'assenza di
una vera e propria facciata, conferendo alla mole vignolesca l'aspetto
di un blocco stereometrico, richiama il palazzo Farnese di Roma ed è,
peraltro, tipica anche di altri edifici farnesiani, come il palazzo
di Gradoli e la villa di Caprarola. Colpisce l'abbondanza di finestre,
che rende intuibile il gran numero di stanze e la grandiosità degli
spazi interni, suggerendo il confronto con un celebre progetto contemporaneo
per un'altra residenza di sovrani: quello di Serlio per il Louvre. È soprattutto
nel cortile, cui si accede attraverso un profondo androne, che risulta
più evidente quella particolare commistione di funzionalità e
raffinata eleganza che caratterizza il palazzo piacentino. Sul lato
del cortile opposto all'ingresso avrebbe dovuto sorgere la cavea del
teatro all'aperto destinato al divertimento dei duchi e della loro
corte. L'ordine ionico gigante che orna le paraste della loggia al
piano terreno della parte effettivamente costruita può dare
l'idea di quella edonistica ricchezza architettonica prevista da Vignola.
Particolare interesse rivestono per la storia dell'architettura i grandi
nicchioni diagonali della stessa larghezza degli archi del loggiato,
che permettono di superare gli angoli senza interrompere la regolare
successione di linee curve e rette, conferendo maggiore ampiezza allo
spazio del cortile. Questi nicchioni dialogano con soluzioni analoghe
adottate da Bramante nel cortile del Belvedere, da Antonio da Sangallo
il Giovane nella porta di Santo Spirito o, sempre a Roma, da Michelangelo
nella crociera della Basilica di S. Pietro e ne costituiscono un'ulteriore
elaborazione portatrice di stimoli per le generazioni successive.
La decadenza del palazzo iniziò con l'estinzione dei Farnese
e il passaggio dei loro beni ai Borbone. Quando nel 1734 Carlo di Borbone
divenne re di Napoli, vi trasportò i quadri e gli arredi del
palazzo piacentino. In seguito fu saccheggiato dalle truppe napoleoniche
nel 1803 e nel secolo scorso, alla fine del secondo conflitto mondiale,
fu occupato dai senza tetto. Solo nel 1965 con la costituzione dell'"Ente
per il Restauro di Palazzo Farnese" il recupero del palazzo ricevette
un forte impulso grazie anche al contributo del Ministero per i Beni
Culturali, del Comune di Piacenza, della Regione Emilia Romagna, di
diversi Istituti di Credito e Sponsor privati e dell'Amministrazione
provinciale. L'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna
nel 1978, su incarico del Comune, curò il progetto per sua destinazione
a Museo Civico.
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IL MODELLO LIGNEO
L’idea di far eseguire un modello ligneo
del progetto definitivo di Vignola per il Palazzo Farnese
di Piacenza risale ai lavori preparatori della mostra Jacopo
Barozzi da Vignola. La vita e le opere (1507-1573), tenutasi
a Vignola, città natale dell’architetto, dal
30 marzo al 7 luglio 2002.
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Il comitato scientifico
decise di far realizzare il modello, che inizialmente doveva
far parte della mostra, sulla base degli otto disegni in bella
copia del progetto paterno eseguiti da Giacinto Vignola ed
inviati a Margherita d’Austria nel 1561, oggi conservati
presso l’Archivio di Stato di Parma. L’edificio
attuale corrisponde solo parzialmente al progetto originario
ed il modello avrebbe dovuto permettere di apprezzare, anche
da parte del pubblico non specialista, la grandiosità della
creazione di Vignola.
La pratica di realizzare, in fase progettuale, modelli in scala di opere
architettoniche da sottoporre al giudizio del committente, risale già all’epoca
medievale e molti di questi modelli, talvolta veri autonomi capolavori,
sono sopravvissuti. Più recentemente si è affermato l’uso
di far eseguire, per ragioni di studio, modelli in scala di opere architettoniche
non realizzate o solo parzialmente corrispondenti al progetto originario,
come è il caso del modello di Palazzo Farnese a Piacenza.
Quest’ultimo, eseguito dall’architetto Enrico Bergonzoni
in scala 1:50, misura 260 x 210 cm di lato ed ha un’altezza di
circa 82 cm. E’ stato realizzato in due distinte fasi: nella prima,
che ha riguardato la progettazione del modello su disegni già forniti
su supporto informatico dallo Studio dell’Arch. Francesco Gulinello,
sono stati dimensionati tutti gli elementi che lo compongono; nella seconda,
i vari elementi sono stati assemblati per riottenere il palazzo nella
sua interezza. I prototipi degli elementi decorativi sono stati dapprima
eseguiti manualmente e poi utilizzati per la realizzazione a controllo
numerico di piccole serie di pezzi. Sono stati utilizzati circa 36 mq
di legno multistrato e 1,5 mc di legno massello di ciliegio. La struttura
portante è in multistrato con elementi di rivestimento in massello.
Le colonne sono in massello tornito. Il peso supera i cinque quintali.
Il modello ligneo verrà inserito entro la fine del 2004 nella
sezione museale dedicata al Vignola, a Palazzo Farnese e ai suoi illustri
committenti.
Il modello ligneo è stato realizzato grazie a:
Comune di Piacenza Assessorato alla Cultura
Ente per il Restauro di Palazzo Farnese e delle Mura Farnesiane
Provincia di Piacenza
Con i contributi di:
Associazione degli Industriali di Piacenza
Regione Emilia Romagna
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IL RECUPERO
La liberazione del Palazzo Farnese dagli sfollati,
dieci anni dopo la fine della guerra e il passaggio del monumentale
edificio del Vignola dal demanio militare a quello civile determinarono
le condizioni per linizio del suo riscatto dal gravissimo
stato di degrado in cui era stato ridotto. |
Protagonista delloperazione fu ed è tuttora lEnte per il
restauro di Palazzo Farnese, sorto per liniziativa dellEnte Provinciale
per il Turismo, del Comune
di Piacenza, della Provincia, della Camera
di Commercio con il duplice scopo di recuperare il complesso farnesiano-visconteo
e di utilizzarlo, gradualmente come
sede dei musei civici. Alla Presidenza di questo organismo, che ha
suscitato
grande interesse nei più sensibili cultori del patrimonio monumentale
artistico e storico piacentino è stato chiamato il Sen. Alberto Spigaroli
che tuttora conserva tale carica.
Con la collaborazione
di unefficiente Giunta esecutiva il Sen. Spigaroli negli oltre
trentacinque anni in cui con unintensa efficace attività ha operato
alla guida dellEnte, si è soprattutto impegnato con il valido
sostegno della Soprintendenza per i Beni Architettonici dellEmilia
Romagna a procurare i finanziamenti adeguati e continuativi da parte
dello Stato e degli enti locali interessati; a coordinare gli interventi
e ad impiegare i fondi messi a sua disposizione in lavori di restauro
direttamente gestiti. Ed in via preliminare si preoccupò che venisse
definito un progetto generale che prevedeva anzitutto il restauro delledificio
vignolesco e successivamente degli edifici della Cittadella.
Inizialmente il Sen. Spigaroli è riuscito ad ottenere rilevanti
finanziamenti da parte del Ministero dei LL.PP. sui fondi della
legge per i danni di guerra,
con cui furono rifatte le coperture e gli intonaci della maggior parte delle
sale e dei locali del palazzo.
Successivamente, dal 1969 in poi, fino ai giorni nostri, ha ottenuto che
il ministero della P.I. prima e quello per i Beni Culturali dopo, assegnassero
annualmente
cospicui finanziamenti sui fondi ordinari e su quelli stanziati da leggi
straordinarie.
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Questo ininterrotto
impegno dei Ministeri competenti per i Beni Culturali nei confronti
della mole farnesiana è stato determinato anche dal fatto che il Sen.
Spigaroli è stato membro della Commissione Istruzione e Belle Arti
del Senato, Sottosegretario al Ministero per i Beni Culturali, e per
molti anni membro del Consiglio Nazionale dello stesso Ministero e
Vice Presidente del Comitato di Settore per i Beni Architettonici.
A partire dal 1983,
quando ormai era stato realizzato il completo recupero dei tre piani
fuori terra del Palazzo, il Comune di Piacenza decide di stanziare
ogni anno cospicue somme (in parte affidate alla gestione diretta dellEnte
Farnese) per opere di restauro, dimpiantistica, e per la musealizzazione
del piano rialzato.
Nel 1997 lAmministrazione comunale di Piacenza in considerazione dellazione
svolta dallEnte, della sua provata efficienza e della sua correttezza,
ha deciso di delegare ad esso la realizzazione dei suoi programmi dintervento.
Con un sempre più intenso ritmo di attività ed un più pesante carico di responsabilità lEnte
Farnese guidato dal Sen. Spigaroli, ha affrontato con esito pienamente positivo
la fase finale dei lavori di recupero del Palazzo e degli edifici della Cittadella.
Inizialmente
il Sen. Spigaroli è riuscito ad ottenere rilevanti finanziamenti
da parte del Ministero dei LL.PP. sui fondi della legge per i danni
di guerra, con cui furono rifatte le coperture e gli intonaci della
maggior parte delle sale e dei locali del palazzo.
Operando come sempre in stretta collaborazione con la Soprintendenza
per i Beni Architettonici e con il Comune di Piacenza, è riuscito
nei tempi stabiliti ad impiegare tutte le ingenti somme rese disponibili
per il complesso farnesiano-visconteo, attuando il completo riscatto
della mole vignolesca e di gran parte degli edifici
della Cittadella Viscontea.Con il completo restauro del Palazzo si è potuto allestire nelle sale del 1°piano
la Pinacoteca, inaugurata nel settembre
1997.
LEnte Farnese, in coerenza con la finalità per cui è sorto, nella sua lunga
attività oltre che del restauro si è anche occupato dellutilizzazione del
palazzo e degli altri edifici. E ciò in modo particolare si è verificato con
la Pinacoteca. Infatti il Sen. Spigaroli non solo ha ottenuto i fondi per il
consolidamento e la musealizzazione delle stanze del primo piano, ma si è anche
adoperato affinchè il Ministero attraverso un "accordo di programma" provvedesse
al finanziamento dellallestimento della Pinacoteca in base a quanto dispone
la legge n° 145 del 1992.
Per la specifica sua natura e la rapidità dei suoi interventi, lEnte
Farnese ha potuto porsi come essenziale elemento di raccordo tra i vari
soggetti operanti nellenorme cantiere garantendo la continuità della progettazione
e dellesecuzione dei lavori.
La spesa per i lavori finora eseguiti è stata di 8915595 Euro cui vanno
aggiunti altri 1032913 Euro per lallestimento delle varie sezioni dei musei.
Gli stanziamenti di gran lunga più rilevanti sono stati quelli dello Stato e
quelli del Comune di Piacenza che hanno sostenuto
rispettivamente il 70% ed il 25% della spesa complessiva. |