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Sculture

La collezione di sculture del Museo Civico costituisce una fonte irrinunciabile per comprendere la cultura figurativa piacentina nei secoli XII e XIII.

Le sculture testimoniano la particolare posizione di crocevia della città di Piacenza, che si avvalse e arricchì di influenze convergenti da più territori.


Le sale che ospitano le sculture facevano parte dell’Appartamento alla Cantonata, abitato dal Duca dal 1676 e poi lasciato all’Uditore di Corte.
Vi sono esposte pregevoli sculture romaniche, statue e altorilievi appartenenti alla cosiddetta “Scuola di Piacenza”; il termine indica una serie di opere, piacentine e non, che si distinguono per la fusione tra elementi stilistici appartenenti alle maestranze di Wiligelmo con quelli di Niccolò, entrambi impegnati nelle decorazioni del Duomo di Piacenza. Sono esposte anche epigrafi commemorative, dedicatorie e sepolcrali datate tra il XIII e XIV secolo. La maggior parte delle opere qui presenti provengono dalla collezione ottocentesca di Mons. Bissi.


Musei di Palazzo Farnese Piacenza - Sezione Sculture

 


Da vedere

 

Madonna di Piazza

Madonna col bambino


Madonna col Bambino - Seguace di Benedetto Antelami (?) - Prima metà del XIII secolo - Pietra calcarea, cm. 150,5x62,5x59

Provenienza: dalla chiesa di Santa Maria di Piazza, già nella chiesa di San Francesco e in una nicchia di Palazzo GoticoIl gruppo scultoreo apparteneva in origine alla chiesa di Santa Maria de’ Bigulis, che fu distrutta nel 1281 per far spazio alla costruzione del Palazzo Gotico. La Madonna con il Bambino fu quindi posta nella facciata occidentale del palazzo; in seguito trasferita in un’edicola costruita sopra il balcone centrale della facciata (1597). Nel 1812 venne collocata nella chiesa di San Francesco per poi essere di nuovo sistemata in una nicchia appositamente aperta sulla facciata del Palazzo Comunale. Lo scultore sembra conoscere le opere del Battistero di Parma, il fare scultoreo delle maestranze di Benedetto Antelami, anche se rende più pesanti le vesti e più impacciati i corpi.


Telamone

Telamone

Telamone - Scultore anonimo - Prima metà del XII secolo - Scultura in pietra d’Istria, cm. 43,5x27x56 - Provenienza sconosciuta

La scultura non ha provenienza certa, ma la somiglianza con i telamoni ignudi del portale di sinistra del Duomo di Piacenza ha fatto ipotizzare che possa trattarsi di uno degli elementi decorativi per il portale mediano della stessa Cattedrale.
L’opera si avvicina stilisticamente all’ambito di Wiligelmo, sarebbe quindi da attribuire a maestranze attive nel cantiere della Cattedrale giunte a Piacenza da Modena.


Agnus Dei

Agnus Dei


Agnus Dei - Scultore anonimo - Prima metà del XII secolo - Altorilievo in arenaria, cm. 34,5x47x14  Provenienza: Prevostura della Cattedrale di Piacenza

L’altorilievo rappresenta l’agnello crocifero con aureola crociata, circondato da decorazioni fitomorfe (tralcio di viti con uva e un girale d’acanto a sinistra, una rosa stilizzata a destra).
Attribuito in passato a maestranze modenesi operanti nella Cattedrale della città, visto il ductus calligrafico della resa dei particolari e la somiglianza con i capitelli della chiesa di San Savino e quelli della collegiata di Castell’Arquato, una maestranza lombarda sembra l’ attribuzione più convincente.

 


 

Lastra detta "del Benvegnù"


Lastra detta "del Benvegnù" - Prima metà del XIV secolo  - Rilievo in arenaria, cm. 55,5x75,3x12,5 - Provenienza: Castello di Montechiaro, poi nella raccolta Cortesi di Piacenza (1829), e nella collezione Bissi (1838)

Il rilievo era collocato sopra la porta del castello di Montechiaro. Rappresenta due personaggi, verosimilmente i castellani, che ricevono un gruppo di persone, e in alto vi è un’iscrizione in volgare, diventata poi proverbiale dell’ospitalità piacentina: “Segnori . sie . tuti . gi benvegnu ./. e zascaun . chi . che . vera . sera . ben ./. vegnu . e ben . recevu” (Signori, voi siete tutti qui benvenuti e coloro che verranno saranno benvenuti e ben ricevuti). Questo manufatto è un esempio molto raro in epoca medievale di rilievo figurato con didascalia in lingua volgare. Un’iscrizione molto simile si ritrova in un’epigrafe che documenta la costruzione del castello di Vigolzone, ubicato vicino al castello di Montechiaro, ed entrambi appartenenti alla famiglia Anguissola; essendo quello di Vigolzone datato 1330 si presume che il rilievo qui in esame sia di datazione prossima, intorno quindi alla prima metà del XIV secolo.

 


 

Adorazione dell'agnello

Adorazione dell'agnello,scultore anonimo della “Scuola di Piacenza”, metà del XII secolo


Adorazione dell’agnello - Metà del XII secolo - Architrave in arenaria, cm. 43,1x250x29 - Scultore anonimo della “Scuola di Piacenza” - Provenienza: Chiesa di San Matteo, Piacenza

L’architrave coronava il portale del lato settentrionale della Chiesa di San Matteo. Nella parte superiore e in quella inferiore della trabeazione si può intravedere l’iscrizione, che è stata letta: “(Q)UAM DRACO FRAUDE DEDIT MORTEM, PIUS AGNUS ADEM(IT) UNDE PROPAGO FUIT AGNUS AD ASTRA DUXIT/ […]”.L’agnello crocifero è posto al centro dell’architrave ed è sormontato da un arco retto da due colonne che sostengono un archivolto modulato in quadruplice ghiera. Sei figure, tre per ogni lato, inginocchiate e oranti, manifestano riverenza e adorazione all’agnello. Le interpretazioni circa l’attribuzione del manufatto nel corso degli anni sono state molteplici, e variavano tra maestranze emiliane e lombarde; tuttavia i caratteri stilistici ben inseriscono l’opera entro quella che è stata definita “Scuola di Piacenza”.

 


 

Majestas Domini

Majestas Domini, scultore anonimo della “Scuola di Piacenza”, seconda metà del XII secolo

Majestas Domini - Scultore anonimo della “Scuola di Piacenza” - Seconda metà del XII secolo - Lunetta in arenaria, cm. 114x182x11 - Provenienza: Casa colonica di Podenzano (PC)

La lunetta è tripartita: al centro Cristo in Maestà, seduto su di un trono; ai lati due Santi accompagnano due figure inginocchiate e oranti.
Nella partitura centrale, sotto al trono di Cristo, si legge l’iscrizione: “MULTE VENITE SIT PAX I (n CHRISTO)”.
Di incerta provenienza, ma forse ideata per la chiesa romanica del Santo Sepolcro (ricostruita nel XVI secolo), la lunetta presenta affinità stilistiche e iconografiche con la tradizione figurativa dell’Île de France (si veda il Cristo Apocalittico di Notre Dame di Parigi)
L’opera potrebbe essere stilisticamente inserita entro la Scuola di Piacenza, per l’affinità tra i caratteri dell’epigrafe e quelli delle scritture della lunetta di Castell’Arquato, dell’ambone della stessa collegiata e delle formelle delle corporazioni nella Cattedrale di Piacenza.

 


 

Emblema delle Corporazioni dei Carpentieri e dei Muratori

Emblema delle Corporazioni dei Carpentieri e dei Muratori, XV secolo


Emblema delle Corporazioni dei Carpentieri e dei Muratori - XV secolo - Lastra in arenaria, cm. 68,2x56,5x15,5 - Provenienza: Convento della Chiesa di Santa Maria del Carmine

L’emblema fu rinvenuto durante gli scavi archeologici nell’area della ex Chiesa di Santa Maria del Carmine, è quindi probabile che la lastra si trovasse nella chiesa del convento.
L’opera è divisa in due parti orizzontalmente: sulla parte superiore sono rappresentati gli strumenti da lavoro delle due Corporazioni (martellina, filo a piombo, cazzuola, ascia da carpentiere); in quella inferiore l’iscrizione “M(agis)tri . lig<naminum> . et muro(rum) [aed(ificaverunt)] / ista(m) . capela(m) . et /docta<ve>r<um>t. calic[e] / et . param(en)tis”.
(I maestri carpentieri e muratori edificarono questa cappella e la dotarono di calice e paramenti)

 


 

Tondo con San Simeone

Tondo con San Simone

Tondo con San Simone (e altri) - 1460-80 - Pietra arenaria, Ø cm. 54 - Provenienza: già nel chiostro della Chiesa di San sepolcro a Piacenza, spostato insieme agli altri quattro tondi nella casa olivetana di Verano di Podenzano (PC), da qui acquistato dalla famiglia Bozzetti e da questa donato al Museo nel 1979.

I quattro tondi rappresentano un’importante testimonianza per comprendere le vicende architettoniche piacentine della seconda metà del XV secolo. Essi provengono dal chiostro retrostante l’abside della chiesa del Santo Sepolcro di Piacenza, e più specificatamente dalle archeggiature del chiostro; questo si rifà a modelli protorinascimentali toscani e lombardi (Ospedale degli Innocenti a Firenze, e Chiostro piccolo della Certosa di Pavia). L’esecutore dei tondi è da ricercare in area lombarda, data la volumetria massiccia e la non complessa gestualità.


Testa virile

Testa virile,  autore ignoto, secondo quarto sec. XV


Testa virile - Secondo quarto del XV secolo - Alabastro

L’opera potrebbe essere parte di un retablo in alabastro proveniente dalla cappella Borromeo in Santa Maria Padane a Milano, e poi trasferito in Palazzo Borromeo sull’Isola Bella. Questa testa è stata ricondotta alla mano di uno scultore oltremontano attivo nel secondo quarto del Quattrocento.

 


 

Davide e Ezechiele

Davide o Ezechiele, scultore anonimo della “Scuola di Piacenza”, seconda metà del XII secolo

Davide e Ezechiele  - Scultore anonimo della “Scuola di Piacenza” -  - Seconda metà del XII secolo - Altorilievi in marmo, cm. 118,5x23x17 - Provenienza: Canonicato di Fragnano (Quarto) Piacenza

Questo altorilievo con il profeta Davide, insieme a quello speculare rappresentante Ezechiele, provengono dalla prevostura del Duomo di Piacenza, poi conservati nel Canonicato di Fragnano e da qui confluiti nelle collezioni del Museo Civico.
Entrambi i profeti reggono dei cartigli che riportano brani di loro salmi. Si notano tracce di policromie, ciò  induce quindi a pensare che le statue fossero originariamente colorate.
I due altorilievi marmorei apparterrebbero alla Scuola di Piacenza, per le consonanze stilistiche con esemplari attribuiti alla medesima scuola e per le stringenti affinità con alcuni profeti della Cattedrale e con il profeta Isaia della Colleggiata di Castell’Arquato, simile nei rigidi panneggi, nella fisionomia e nella postura contratta del corpo con quelli qui in esame.


 

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